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Giovanna IL
KISEDET NEL 2006 Eccoci come sempre al nostro consueto appuntamento, un anno è passato e, grazie anche al vostro contributo, il KISEDET è riuscito a realizzare quasi tutte le iniziative programmate nel 2005. Vogliamo
da quest’anno, più che redigere l’elenco delle attività
realizzate, provare a farvi respirare un po’ d’aria africana,
parlandovi di fatti quotidiani, raccontarvi un po’ di persone che,
direttamente o indirettamente, beneficiano del vostro aiuto e
parlavi perché no anche un po’ di noi, Giovanna, Nino e famiglia.
Per molti di voi siamo degli sconosciuti che hanno deciso chissà
perché di vivere in Africa, che si occupano dei bambini forse perché
non avevano altro da fare in Italia. Magari ci considerate come
delle mosche bianche, e ironia del termine vuole che lo siamo in
senso letterale anche per gli africani, ma siamo persone come tutti
gli altri, che hanno scelto di vivere in un ambiente in cui i
rapporti tra le persone sono ancora umani. Sicuramente non è questa
la sola ragione che ci ha fatto venire in Tanzania, ma è
sicuramente quella che ci fa stare ancora qui dopo ormai quasi dieci
anni. Le
novità di quest’anno sono molte, alcune piccole altre più
importanti, alcune ci riguardano direttamente e altre si riferiscono
più in generale alla vita del KISEDET. Arrivi
e partenze spesso sono novità che cambiano la vita delle persone,
nascite e morti sono novità che sempre danno uno scossone alle
nostre esistenze. In paesi come la Tanzania nascita e morte
s’intrecciano e s’incontrano quotidianamente, quasi ogni giorno
si partecipa ad una nascita o alla morte di una persona cara o
soltanto conosciuta. In swahili morire si dice “kufariki dunia”
che significa letteralmente “partire da questo mondo”, ma se si
vuole anche in italiano c’è il termine “dipartito”.
Permetteteci quindi di continuare ad usare le parole nuovo arrivo e
partenza, ci sono più familiari. In
agosto è arrivata Valeria, nostra figlia che si è aggiunta alla
tribù di Nino, Giovanna, Alice e Grace. Valeria. Così come tutti
noi, ha subito ricevuto il nome nella lingua locale (kigogo): è
stata chiamata Nyakaya che significa “padrona di casa”. Infatti,
Giovanna ha partorito nella nostra casa di Dodoma, tra lo stupore
dei tanzaniani e la disapprovazione in qualche caso dei bianchi.
Nuovi arrivi ci sono stati anche nella nostra Casa Accoglienza
Shukurani e nella scuola professionale di Kigwe. Anche qui si tratta
di nascite e le mamme sono ragazze che noi aiutiamo. Il problema
delle ragazze, in alcuni casi poco più che bambine, che rimangono
incinte, quando ancora frequentano la scuola, è di vaste
proporzioni in tutta la Tanzania. Se n’occupa il governo con leggi
molto severe, se n’occupano organismi internazionali di
cooperazione, ONG, istituzioni religiose, ecc., ma questo, come
tanti altri problemi che affliggono l’Africa, affonda le sue
radici nella povertà e nella mancanza di prospettive della gente e
dei giovani in particolare. Per queste sei ragazze che hanno
partorito cercheremo il modo migliore di continuare ad aiutarle per
sostenere i loro figli, di far crescere in loro il senso di
autosufficienza, di fornire loro i mezzi minimi per non dipendendere
da altri, così come facciamo con tutti i nostri giovani. Parlando invece di partenze, vogliamo innanzi tutto ricordare il nostro amico e direttore della scuola professionale di Kigwe, Raphael Leke, che è morto a fine di maggio in un incidente stradale, lasciando moglie e sette figli. Era da appena 6 mesi che ci conoscevamo e che lavorava con noi, ma sono stati sufficienti a costruire un’amicizia e a creare le condizioni affinchè la scuola professionale possa iniziare a operare bene. Qui come in Italia gli incidenti stradali sono motivo di moltissime morti l’anno, ma anche in questo caso le diverse condizioni economiche differenziano le cause degli incidenti. In Italia si muore perché ci sono sempre più macchine, più veloci e belle; in Tanzania invece le macchine sono poche e spesso sarebbero da rottamare, si viaggia in soprannumero in autobus e in camion laddove in Italia non è permesso neanche agli animali, qui invece polli e capre possono essere i nostri compagni di viaggio. In
Italia ci sono le morti da rientro dalla discoteca, dove magari per
divertirsi si spende in una sera quello che qui sarebbe sufficiente
a sfamare una famiglia per un mese intero. In Tanzania ci sono le
morti da rientro dal lavoro. La sera nelle strade senza
illuminazione delle città i daladala (pulmini pubblici), chiamati
anche panyapanya (topini), sfrecciano con il loro carico di sardine
umane senza nessun controllo, ignorando nel senso letterale della
parola, le più semplici norme della strada. Nino pure ha rischiato
in giugno di partire da questo mondo a causa di un incidente (è la
seconda volta in Africa) avuto con l’autobus su cui stava andando
a Dar es Salaam. Per fortuna questa volta se l’è cavata solo con
una costola rotta. Ci
sono state altre partenze come quella della figlia del nostro
attuale direttore della scuola morta di aids in luglio, e il bimbo
perduto nell’ospedale di Dodoma dal nostro amico Deo, coordinatore
del progetto Polepole, per mancanza di assistenza al momento del
parto. Anche
queste sono cause di partenze comuni in Tanzania ed è superfluo
sottolineare che a renderle tali sono soprattutto le condizioni
economiche. I
nostri progetti - Quest’anno
si sono diplomati i primi ragazzi alla scuola professionale di Kigwe
che fa parte del Progetto Polepole. Dei 20 (dieci ragazzi e 10
ragazze) del primo corso ne sono arrivati in fondo 14, nove maschi e
cinque femmine. Avremmo voluto prolungare di un anno il corso, ma
per mancanza di spazio soltanto sei di loro resteranno, gli altri
frequenteranno dei corsi brevi quando gli altri ragazzi torneranno a
casa durante i periodi di vacanze. Nel gennaio del 2006 è iniziato
il secondo corso con 22 ragazzi/e e il prossimo gennaio inizierà il
terzo corso con altri 18 ragazzi/e. Come abbiamo già avuto modo di
dire gli scorsi anni l’agricoltura e l’allevamento svolgono un
ruolo economico importante in Tanzania, e noi nel nostro piccolo
vogliamo contribuire a migliorare e a sviluppare le tecniche di
allevamento e di coltivazione attraverso l’insegnamento nella
scuola professionale e anche nelle scuole dove ci sono i bambini che
sosteniamo. La sfida più grossa che ci troviamo ad affrontare è
quella di attrarre e interessare i giovani alle attività agricole
dimostrando nella pratica, attraverso piccoli progetti, che è
possibile trarre reddito e vivere decentemente anche svolgendo
l’attività dei loro genitori, senza dover cercare fortuna nella
grande città. La forza d’ attrazione che esercita quest’ultima,
facilitata
dal diffondersi anche nei villaggi di radio e televisione, è
enorme e se a questo si aggiunge la naturale voglia dei ragazzi di
affrancarsi dalle condizioni di vita di pura sussistenza dei
genitori nei loro villaggi, si può capire che l’alternativa che
vogliamo offrire loro deve essere ben convincente, soprattutto dal
punto di vista economico. Abbiamo
ridotto i nostri interventi nelle costruzioni di nuove aule e dal
prossimo anno chiuderemo il nostro progetto Darasa Bora, a meno di
non ricevere fondi specifici. Il governo tanzaniano da 3-4 anni a
questa parte sta spendendo molto nel miglioramento delle strutture
scolastiche con l’obbiettivo di portare la scolarità nelle
elementari e nelle secondarie vicino al 100%. Il problema è che ne
risente la qualità dell’istruzione. Per migliorare lo stato della
scuola in Tanzania non basta aumentare le aule, perché mancano gli
insegnanti, mancano gli strumenti didattici ed è necessaria una
riforma del sistema scolastico nel suo insieme. Per questo
promoviamo iniziative che servono a rafforzare il rapporto con le 11
scuole elementari e le 2 secondarie in cui il KISEDET è presente,
sostenendo attività di miglioramento della didattica e nello stesso
tempo di creazione di piccoli progetti generatori di reddito. Nella
casa
accoglienza SHUKURANI di Dodoma, in questo periodo sono
ospitati 32 bambini che proseguono nei loro studi, in più abbiamo
aperto un asilo per i bambini del circondario ( ce ne sono circa
20), che a fronte di un piccolo contributo mensile stanno con una
maestra 4 ore il
giorno e forniamo loro materiale didattico, divisa e a metà
mattinata
“uji” (semolino). Prosegue l’esperimento di allevamento
di galline ovaiole, e abbiamo visto che tutto sommato è andato
bene, tanto che abbiamo deciso di
aumentare il numero delle galline da 50 portarle a 150. E’
un esperimento che sta evidentemente soddisfacendo anche qualche
nostro piccolo ospite, il quale ha deciso, senza farsi scoprire, di
arricchire la sua dieta bevendosi un ovetto fresco quasi ogni
mattina. Nel
progetto Afya (salute) abbiamo ultimato la costruzione del
dispensario. Purtroppo per mancanza di personale non è ancora
operativo, nonostante c’era stato assicurato dalle autorità
sanitarie la piena funzionalità sin dal giugno scorso. Continuiamo
a cercare sponsor per finanziare il centro consultorio/laboratorio
per fare il test dell’ AIDS nelle zone rurali. Abbiamo sospeso il
programma di pianificazione familiare per mancanza di fondi, in
quanto si trattava di estenderlo anche ad altri villaggi. Se il
prossimo anno riusciremo a realizzare il progetto del consultorio
riprenderemo anche questa iniziativa. Abbiamo continuato a sostenere
i costi per l’operazione agli occhi, 25 anziani bisognosi ne hanno
usufruito. Questo
anno c’è stato il grosso problema della scarsità di cibo dovuto
alla siccità. Abbiamo dovuto comprare il mais a prezzi raddoppiati
rispetto allo scorso anno per far fronte ai bisogni dei ragazzi e
degli anziani poveri di Kigwe che aiutiamo tutti gli anni. Per
fortuna il governo ha adottato negli ultimi mesi alcune misure per
abbassare i prezzi. La
mancanza di piogge ha anche causato il razionamento dell’energia
elettrica in tutto il paese. Dal febbraio scorso a tutt’ora
nell’intero paese tagliano l’elettricità per giornate intere e,
nonostante che soltanto il 10% della popolazione è collegata alla
rete elettrica, i danni alla economia sono enormi. La
stagione delle piogge è appena iniziata e sembra che quest’anno
ci siano le condizioni per una buona semina e, se va tutto bene, per
un buon raccolto. La natura si è risvegliata, esplodendo in tutte
le sue forme come avviene solo ai tropici. Tutto si sta rivestendo
di verde e di fiori dopo sette mesi di secco nelle nostre zone.
Anche la gente è piena d’energia, tutti sono presi a coltivare e
a seminare, e come sempre in questo periodo si rinnova la speranza
di passare un anno migliore. Nessuno come la gente d’Africa è così
pronta ad aprirsi continuamente alla vita nonostante l’AIDS, gli
incidenti stradali, la malaria, i disservizi sanitari, la fame, ecc.
Vogliamo
anche noi mantenere viva questa speranza, che non è passiva
aspettativa, ma è impegno e lotta quotidiana. Speranza che vogliamo
condividere con voi tutti. Ancora
una volta un grosso ringraziamento a nome di tutti per il vostro
contributo e vi ricordiamo che… la Tanzania non è poi così
lontana, venite a trovarci, per gli africani accogliere un ospite è
sempre occasione di gioia e di festa. Per
chi vuole avere maggiori dettagli può contattare noi direttamente
oppure leggere sul nostro sito, che quest’anno grazie al prezioso
e determinante contributo di un adottante è stato migliorato. Vi
chiediamo di farvi voi stessi promotori di nuove adozioni, di far
conoscere la finalità della nostra associazione anche ai vostri
amici, conoscenti e parenti. Ci sono circa centotrentacinque bambini
e ragazzi che ancora non hanno un sostenitore. Il KISEDET li sta già
in parte aiutando, “grattando” dai fondi destinati ad altre
attività, ma se ognuno di voi
troverà altri 3 sostenitori/adottanti, riusciremo entro il 2007 ad avere una
copertura economica anche per sostenere direttamente tutti questi
altri bambini e ragazzi. Per
chi riceverà in tempo questa lettera (ma anche
per tutti gli altri tanto i buoni auguri non hanno data di scadenza)
tantissimi auguri di Buon Natale e di un sereno nuovo anno.
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A)
SOMMARIO DELLE SPESE PER LE ATTIVITA’ REALIZZATE NEL 2006 |
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B) VALORE MERCI IN MAGAZZINO |
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C)
SOMMARIO DELLE ENTRATE
NEL 2006 |
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* Di cui 6.500 € sono valorizzazioni di lavori fatti all’interno del progetto
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