Testimonianza di Anna Pirolo dopo il viaggio in Tanzania nel settembre del 2007

Mi chiamo Anna, sono un medico, vivo e lavoro nella provincia di Como.
A settembre 2007 ho trascorso una vacanza in Tanzania con un gruppo di sette amici.

Il programma di viaggio, auto-organizzato, prevedeva la visita di alcuni progetti di diversa tipologia dalle coltivazioni di caffe' alle pendici del Kilimangiaro, ai piccoli isolati villaggi Masai, qualche giorno di safari... Poi, allontanandoci dai classici itinerari turistici, ma spingendoci dentro il cuore del paese,siamo arrivati a Dodoma dove, grazie ad un comune amico, abbiamo incontrato Giovanna e avuto la fortuna di conoscere il Progetto KISEDET.

L'area di Dodoma viene descritta dalle guide turistiche come "arida e poco attraente" e forse neppure io avrei deciso di visitarla se non ci fosse stato l'amico di cui ho accennato, ma vi assicuro che cio' che mi e' rimasto nel cuore e' quanto di meno arido si possa immaginare!

Nel piccolo villaggio di Kigwe abbiamo incontrato i responsabili dei singoli progetti, persone semplici e sorprendentemente entusiaste del loro compito; insieme a loro abbiamo visitato il progetto Pole Pole (piano piano) con i laboratori di falegnameria , sartoria, meccanica e agricoltura dove i ragazzi imparano qualcosa di concretamente utile per il loro futuro, un mestiere semplice che utilizza materiali recuperabili nei loro villaggi, nella loro terra, e macchinari forse obsoleti per noi ma utilizzabili dove acqua ed energia elettrica sono un lusso, ma la creativita' e la volonta' dell' uomo non manca di certo. Mestieri che li portano a produrre qualcosa di utile per la loro vita di tutti i giorni...

Giovanna ci ha accompagnato anche nel piccolo orfanotrofio che dirige, e non nego che  entrando sono rimasta sorpresa della sua semplicita', pochi mobili e semplici brande, la cucina all' aperto alimentata con la brace, una piccola aula... quasi un piccolo villaggio, una grande capanna... e li' un gruppo di bambini e ragazzi con i loro sorrisi, con i loro colori, con le loro danze per noi, con la loro voglia di comunicare anche quando le lingue sono cosi' diverse.
Sono bastati pochi minuti tra quei bambini e poche parole di Giovanna per capire che questo e' un altro progetto in cui si puo' davvero credere, non cattedrali nel deserto, non strutture che ricreano il nostro stile di vita, ma una struttura che rispetta la loro realta' nella quale questi ragazzi sono nati e nella quale un domani questi ragazzi torneranno a crescere e potranno riconoscersi anziche' sentirsi disorientati.


Probabilmente questo puo' far inorridire qualcuno di noi, forse c'e' chi pensa che un programma di produzione cosi' chiuso in se stesso non portera' mai progresso e ricchezza, non portera' mai questi popoli a raggiungere il nostro livello di "civilta'" di "benessere"... ma allora perche' tanti tornano a casa e parlano di "mal d'Africa"?

Anche io ho sentito questo mal d' Africa, e non era la savana, non era l'odore della terra, il colore del cielo... o meglio non era solo questo... era soprattutto quella sensazione di una vita piu' semplice ma piu' vera; quella tristezza che mi ha dato al rientro la mia bella casa dove tutto era perfetto, nuovo, nulla era riparato, nulla recuperato; erano i loro ritmi che tanto mi erano sembrati lenti e snervanti e tanto ora mi mancano, quei ritmi che ti permettono di guardare e di vedere chi ti passa accanto, di conoscerlo; erano i saluti in swahili, non un frettoloso salve, ma il saluto del giovane che incontrando un' anziana nei campi le diceva "grazie mamma del tuo lavoro"... era questo e tanto altro ancora che abbiamo perso come prezzo pagato per il nostro "benessere".

Ed e' per questo che credo nel vostro progetto, perche' e' semplice, contenuto e per questo realizzabile ...pole pole ...non il solito progetto grandioso e frettoloso, destinato a fallire perche' troppo pretenzioso e ad abbandonare questi ragazzi soli e con nel cuore promesse che non abbiamo saputo mantenere: ci credo perche' vuole aiutarli a crescere ...pole-pole, con i loro ritmi con le loro forze e non a correre dietro ad un "progresso" che a noi e' costato tanti sogni persi, tanti rapporti umani che non sappiamo piu' recuperare, tanta serenita' che cerchiamo nella loro terra, tanto vuoto nel cuore che al ritorno chiamiamo... MAL D' AFRICA.

Anna P. - settembre  2007

 

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