|
VIAGGIO A DODOMA - (di Martina Bianchi) Ho conosciuto Giovanna e Nino per caso. Come dire, una di quelle belle coincidenze che un giorno di (quasi) normale routine vengono a far sorridere la tua giornata. Mi trovavo a Dar es Salaam (la città più grande della Tanzania, a circa 400 km da Dodoma) per motivi di studio da meno di un mese, quando nella guesthouse in cui alloggiavo sono arrivati loro e la loro famiglia. In pochi giorni siamo diventati amici e mi hanno invitata a casa loro a Dodoma. E senza indugi, eccomi! E così il 9 novembre 2007 io e Roberta - arrivata dall’Italia il giorno prima – abbiamo preso un pullman e siamo partite per una parte di Africa che non avevo ancora sperimentato. Il viaggio, di circa 6 ore, è di per sé un’esperienza, e così sotto i miei occhi ho testimoniato l’incredibile cambiamento di paesaggio che da verde e rosso diventava giallo e marrone, passava dalle piantagioni all’aridità, in mezzo a lunghissime strade diritte affollate di macchine, carretti, camion, pullman, biciclette, persone, e ai cui bordi dei villaggi di colore irrompevano di tanto in tanto nella perfetta geometria della strada. Dodoma è quello che uno si aspetta dall’Africa. È arida, è calda, di media grandezza, coloratissima, circondata da vasti spazi rurali in cui la mente può navigare senza distrazioni. Le persone sono accoglienti, incuriosite dai wazungo (i bianchi), spensierate e, se le due parti sanno l’inglese, disponibili al dialogo: ovviamente questa non è una caratteristica propria solo di Dodoma, anche a Dar delineerei le stesse qualità! Nel nostro primo pomeriggio da Nino e Giovanna siamo andate a trovare i bambini orfani alla casa di accoglienza che l’associazione gestisce in città. Il nostro arrivo ha suscitato una piacevole sorpresa, anche se sono sicura che le più incuriosite e stupite eravamo noi. Abbiamo passato un paio d’ore a giocare con loro, tra foto e caramelle e sorrisi e corse a apprendimento dei numeri in swahili… Ho ancora il foglietto di Ester su cui mi ha scritto i numeri dall’1 al 10! Il giorno dopo Giovanna ci ha portate con lei a fare la spesa. Sembrerebbe un’esperienza più che banale, ma passeggiare per il mercato di Dodoma è tutt’altro che una cosa scontata. Insieme ai semi di baobab che abbiamo comperato e gustato, mille altre cose sulle bancarelle non avevano per noi un nome, né un sapore. In compenso il profumo delle spezie ci riempiva di esotismo e di voglia di provarle. E poi quel giorno Dodoma era piena di sole, i Christmas Trees sfoggiavano i loro petali rossi, e stava per cominciare la stagione dei manghi e degli ananas. Domenica invece siamo andati a Kigwe, il villaggio dove si concentrano le attività del Kisedet. Le loro scuole, i loro alloggi, i loro dipendenti, i loro studenti. I loro progetti sono tutti spiegati molto bene in questo sito, ma vedere quelle parole che avevo letto prima di partire tradotte in fatti davanti ai miei occhi non ha fatto che accrescere la mia stima verso Giovanna, Nino e i loro colleghi tanzaniani. Tutto è complementare con l’ambiente che circonda i loro progetti, che sono stati sviluppati con cura e impegno. Insomma abbiamo lasciato Dodoma per addentrarci ancora di più nell’aridità e nei grandi spazi vuoti. Kigwe sprigiona gioia per i suoi colori ed è costellato di baobab. Questi alberi enormi sembrano avere le radici al posto dei rami, e sono i padroni indiscussi del paesaggio, sfidando da una parte il cielo basso e dall’altra la terra bollente. Poi insieme a Nino ed ad altri compagni di viaggio incontrati a Kigwe ci siamo diretti verso un grande lago e un piccolissimo villaggio di pescatori a circa mezz’ora da lì. La strada da Kigwe al villaggio è stato un puro contatto con la natura, con le case di argilla e cemento e con le persone a cui abbiamo dato un passaggio, e con quelle che semplicemente uscivano dalla loro abitazione per salutare il nostro passaggio. All’inizio, quando siamo arrivati sulla sponda del lago i bambini sembravano spaventati dal nostro arrivo, e ogni volta che incrociavano il mio sguardo si facevano immediatamente timidi e scappavano, ma piano piano si sono avvicinati a abbiamo scattato tantissime foto – che grande invenzione le macchine digitali – e rivedendoci nel piccolo schermo delle nostre macchine fotografiche ridevamo e giocavamo insieme al cinema! Il soggiorno su quella riva aveva qualcosa di atemporale, come se si trattasse di un mondo sospeso tra la realtà e l’immaginazione. È stata una domenica splendida, ma anche un sabato e un venerdì… Il mio weekend a Dodoma e Kigwe è forse durato troppo poco, ma difficilmente me ne scorderò anche un solo dettaglio. È quando il viaggio, la cultura, la buona compagnia e l’autenticità si incontrano. Martina B. - novembre 2007 |